Erikson, l’ipnosi, l’inconscio …

MiltonErikson
Milton H. Erickson rappresenta l’archetipo del medico malato, colui che imparando a guarire se stesso impara a guarire gli altri.

Il suo approccio terapeutico è strettamente legato alla sua esperienza personale e alle sfide che dovette affrontare. Curava gli altri così come aveva curato se stesso, insegnando alla sua mente inconscia a recuperare le risorse perdute.

Insisteva molto sul ruolo dell’inconscio, ma al contrario di Freud, lo considerava una riserva di risorse personali perché l’individuo  potesse risolvere da se le sue problematiche. La mente inconscia è creativa, generatrice di soluzioni e ha come obiettivo il bene della persona.

Impostò le basi della terapia breve che ebbe seguito poi nella PNL, della terapia strategica e della terapia orientata alla soluzioni. Erickson promosse varie tecniche innovative come le suggestioni indirette, i doppi legami, le metafore, la disseminazione di concetti.

Erikson utilizzò l’ipnosi con un approccio naturalistico, cioè senza un rituale specifico, questo tipo di ipnosi è molto simile ad una normale conversazione, il terapeuta suggerisce delle soluzione all’inconscio, aggirando le barriere che la coscienza opporrebbe al cambiamento e superando al contempo i suoi schemi limitanti.

Aveva verificato che l’ipnosi esiste in un gran numero di situazioni della vita quotidiana, e la utilizzava come uno stile comunicativo. Era capace di indurre una trance a partire da racconti, episodi della sua vita o altre buffe storie che apparentemente non avevano nulla a che fare con il problema specifico del paziente. Il paziente stava lì, ascoltava questi strani monologhi, e poi veniva congedato senza accorgersi che era entrato e uscito spontaneamente dalla trance più volte.

Era fermamente convinto che bisognasse andare incontro al cliente all’interno del suo modello del mondo, la sua capacità di leggere le persone era leggendaria, ricalcava e utilizzava la mente cosciente del cliente per poi comunicare nel suo stesso stile a livello verbale e non verbale.

Per esempio, registrò e studiò gli schemi linguistici usati da uno psicotico per poi comunicare nel suo stesso stile.

Erickson era capace di comunicare all’inconscio poiché utilizzava il suo stesso linguaggio mentre al contempo distraeva e sovraccaricava la mente cosciente. Si concentrava sul positivo e sulla soluzione piuttosto che sui problemi o sull’elaborazione di teorie complicate. Considerava l’Io cosciente la vera causa dei problemi con i suoi pregiudizi, i suoi schemi rigidi e le convinzioni limitanti.

La sua terapia era umanistica, non era rivolta solo a persone problematiche, ma a tutti quelli che volevano crescere nella loro vita e utilizzare appieno le proprie risorse.

Allenò non solo alla vita ma anche allo sport, infatti, fu il trainer di singoli atleti e squadre che poi, per inciso, vinsero le Olimpiadi.

Author: Patrizia

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1 Comment

  1. Ciao, interessante articolo per un personaggio davvero notevole.

    Mi hai dato uno spunto per una ricerca sull’inconscio..
    Dopo gli altri 1000 libri che ho già da leggere… 😉
    Sai consigliarmi qualche risorsa su Erickson?

    Complimenti per il sito, ora puoi vedere anche il mio!

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