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Esistono delle verità anche sulle menzogne...

“Effetto Hawthorne”?

Psicologia Cognitiva

effetto hawthorne
Era il 1927, quando a Hawthorne in Illinois, Elton Mayo iniziò uno degli esperimenti più celebri della storia moderna. I risultati furono inattesi e anche sorprendenti.

Gli esperimenti si svolsero presso gli impianti della Western Electric Company (Hawthorne Works) poco lontano da Chicago, ed erano finanziati dalla General Electric.

Lo scopo della ricerca era scoprire come le condizioni di lavoro, nello specifico l’illuminazione, potesse influenzare la produttività degli operai, la sorpresa fu nello scoprire che la produzione crebbe, indipendentemente dal maggiore o minore livello d’illuminazione.

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Perchè Dimentichiamo, perchè Ricordiamo.

Psicologia Cognitiva

ricordare

 

La memoria è definita come la capacità di immagazzinare informazioni e quindi di richiamarle alla mente.

Kandel, premio Nobel per la medicina, ha dimostrato che i collegamenti tra i nostri neuroni non sono statici, ma che le sinapsi, le strutture che permettono la comunicazione tra le cellule nervose, possono indebolirsi o rafforzarsi a secondo degli stimoli che ricevono.

E’ come se all’interno del nostro cervello avessimo una centralina elettronica che non ha un assetto fisso ma plastico, i circuiti principali si formano durante lo sviluppo ma aumentano con l’apprendimento.

L’apprendimento si basa su consistenti cambiamenti dei contatti sinaptici, quindi l’apprendimento è vantaggioso perché rafforza le connessioni tra le cellule nervose.

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Manipolazioni per Onesti

Psicologia Cognitiva

Robert Vincent Joule, docente di Psicologia Sociale presso l’Università di Aix-en-Provance, descrive nel suo ‘Piccolo trattato di manipolazione – a uso degli onesti’ diverse tecniche per influenzare il comportamento del consumatore.

Quante volte ci siamo trovati ad acquistare qualcosa per poi pentirci subito dopo? Come mai qualcuno ci ha abilmente convinto a comprare?

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Nascita della Neuropsicologia

Psicologia Cognitiva

broca

 

Per secoli si era creduto che la mente avesse sede nel cuore, solo con Cartesio si affermò l’idea che il pensiero risiedesse nel cervello, ciò nonostante qualche studioso ebbe dei dubbi fino alla fine del 700.

Il modo in cui il cervello “secerne” la mente, è un problema che ha interessato filosofi e naturalisti di ogni epoca, storicamente è stato definito il problema mente – cervello.

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La Personalità e la Teoria dei Respingenti

Psicologia Cognitiva

respingentiTutti noi assumiamo una quantità di ruoli differenti  nelle diverse occasioni sociali.

Non ci mostriamo alla nostra compagna come ai nostri clienti, al nostro datore di lavoro come ai nostri amici intimi, ai nostri conoscenti come ai nostri genitori …

Tuttavia il repertorio dei ruoli è limitato, e in circostanze insolite possiamo essere sprovvisti di un ruolo adeguato o peggio può accadere che due ruoli entrino in conflitto tra loro.

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Il Soufflè della Signora Ouspensky

Psicologia Cognitiva

souffle
La Signora Ouspensky e suo marito sono stati autorevoli discepoli di Gurdjieff.

Gurdjieff, filosofo e mistico armeno, fu il primo a svelare al mondo occidentale, nella prima metà del ’900, i segreti  dell’enneagramma.

L’insegnamento fondamentale di Gurdjieff è che la vita umana è vissuta in uno stato di veglia apparente simile al sogno… La sua tecnica prevede uno specifico lavoro su sé stessi per raggiungere  uno stato di calma interiore, a cui segue il confronto con altre persone.

La nostra personalità determina i nostri pensieri, i nostri sentimenti e le nostre azioni.

La signora Ouspensky  paragonava le nostre personalità a dei grossi soufflé che portiamo con noi con la massima cura con la speranza  che vengano debitamente ammirati.

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Il Mandala di Virginia Satir

Psicologia Cognitiva

satir-mandala
Secondo Virginia Satir il nostro se è costituito da molti parti.

Suggerì di pensare a noi stessi come a un mandala. Mandala è una parola sanscrita che significa ‘cerchio sacro’.

L’unità centrale si chiama “Io Sono”.

Qui risiede la nostra congruenza, qui riconosciamo il nostro scopo e qui si alimenta la nostra autostima.
E’ la parte spirituale di noi, il nucleo centrale su cui agire per trasformare noi stessi.

“Io Sono” è supportato da altre 7 unità, ciascuna di queste deve essere alimentata, solo così possiamo sentirci veramente completi e soddisfatti. Il mandala è un ottimo strumento per divenire più consapevoli di chi siamo e di che cosa abbiamo bisogno per prenderci cura di noi.

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Erickson Citazioni

Psicologia Cognitiva

MiltonErikson
Milton H. Erickson rappresenta l’archetipo del medico malato, colui che imparando a guarire se stesso impara a guarire gli altri.
Erickson e l’uso del doppio legame:

Il mio primo uso intenzionale del doppio legame che ricordi con esattezza risale agli inizi dell’adolescenza. Un giorno invernale, con temperatura sotto zero, mio padre fece uscire dalla stalla un vitello per portarlo all’abbeveratoio.
Dopo averlo dissetato ripresero la via della stalla, ma quando giunsero alla porta l’animale puntò testardamente i piedi e non volle saperne di entrare nonostante gli sforzi disperati di mio padre che lo tirava per la cavezza. Io stavo giocando con la neve e, al vedere quella scena, scoppiai in una gran risata.

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Erikson,l’ipnosi, l’inconscio …

Psicologia Cognitiva

MiltonErikson
Milton H. Erickson rappresenta l’archetipo del medico malato, colui che imparando a guarire se stesso impara a guarire gli altri.

Il suo approccio terapeutico è strettamente legato alla sua esperienza personale e alle sfide che dovette affrontare. Curava gli altri così come aveva curato se stesso, insegnando alla sua mente inconscia a recuperare le risorse perdute.

Insisteva molto sul ruolo dell’inconscio, ma al contrario di Freud, lo considerava una riserva di risorse personali perché l’individuo  potesse risolvere da se le sue problematiche. La mente inconscia è creativa, generatrice di soluzioni e ha come obiettivo il bene della persona.

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Milton Erickson, il genio dell’handicap.

Psicologia Cognitiva

MiltonErikson
Milton H. Erickson rappresenta l’archetipo del medico malato, colui che imparando a guarire se stesso impara a guarire gli altri.

La sua vita fu un fulgido esempio del mito americano.

Milton Erickson nacque nel 1901 ad Aurum, nel Nevada, una città mineraria ora scomparsa.

A 5 anni con la sua famiglia, fu tra quei pionieri che viaggiarono dall’Est all’Ovest sui carri in cerca di fortuna.

Il viaggio fu lunghissimo e pieno di quei disagi tipici delle avventure vere: mancanza di cibo e acqua, notti freddissime, tempeste di vento…

Una volta arrivata in Wisconsin, la famiglia mise su casa, una capanna di legno. Il pavimento era di terra e le pareti erano solo tre, la quarta era costituita da una montagna!

L’infanzia di Erickson fu segnata da molteplici handicap. Nasce già dislessico, con una cecità cromatica (l’unico colore che poteva vedere era il viola) e con una sordità tonale per cui non sentiva il ritmo. A 17 anni è colpito dalla poliomelite. Dopo essere uscito dal coma, i medici gli dissero che sarebbe rimasto paralizzato.

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